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Quello che non c’è: Accademia del Caffè Espresso per La Notte degli Archivi

Venerdì 5 giugno Accademia del Caffè Espresso ha partecipato con un’apertura straordinaria a La Notte degli Archivi, l’iniziativa diffusa promossa nell’ambito di Archivissima, il festival dedicato alla valorizzazione dei patrimoni conservati negli archivi storici di enti, istituzioni e imprese.

Nato nel 2018 dall’associazione culturale Archivissima APS, il festival si impegna a portare al grande pubblico documenti, oggetti e storie d’archivio attraverso una commistione di linguaggi innovativi e media differenti. La nona edizione, in programma dal 4 al 7 giugno, ha scelto come tema “Quello che non c’è”: un invito a interrogarsi sul ruolo del silenzio, delle lacune e delle assenze nella costruzione della memoria.

Accademia del Caffè Espresso ha fatto proprio questo tema, trasformandolo nel filo conduttore di una serata dedicata a ciò che negli archivi manca, resta implicito o deve essere ricostruito. Non solo documenti perduti o materiali non conservati, ma anche saperi non codificati, pratiche artigianali, gesti, esperienze e conoscenze che rischiano di scomparire se non vengono riconosciuti, raccolti e trasmessi.

Alla serata hanno preso parte Marika Pecorai per Aboca Museum, Marianna Tomassi per Il Bisonte e Silvia Bartoloni per La Marzocco, che hanno esplorato il tema dell’assenza dal punto di vista dei rispettivi archivi e patrimoni d’impresa. Attraverso esperienze differenti, gli interventi hanno messo in luce come ciò che non c’è possa assumere forme diverse: una fonte mancante, una firma assente, una tradizione orale non riconosciuta, oppure uno spazio ancora da immaginare e costruire.

L’intervento di Marika Pecorai ha portato il punto di vista di Aboca Museum, soffermandosi sul tema della cura domestica e su quelle forme di sapere che, per lungo tempo, non hanno trovato pieno riconoscimento nelle fonti ufficiali. Negli archivi e nelle raccolte librarie può accadere che alcuni volumi manchino, che altri siano privi di autore o che le informazioni disponibili restituiscano solo una parte della storia. Ma l’assenza non riguarda soltanto la conservazione materiale dei documenti: riguarda anche il modo in cui certi saperi sono stati tramandati, accolti o esclusi.

In questo senso, particolare attenzione è stata dedicata ai cosiddetti libri dei segreti, raccolte che custodivano ricette, rimedi e pratiche legate alla cura domestica. Si tratta di un sapere spesso riconducibile all’esperienza delle donne, trasmesso nella quotidianità e nella dimensione orale, ma raramente considerato una fonte ufficiale. L’assenza della firma, dell’autorialità riconosciuta o della piena legittimazione scientifica diventa così il segno di una memoria fragile, ma non per questo meno significativa. Recuperare e rileggere queste tracce permette di restituire valore a pratiche di cura che hanno attraversato generazioni, pur rimanendo ai margini della narrazione storica.

A seguire, Marianna Tomassi ha raccontato l’esperienza de Il Bisonte, offrendo una prospettiva diversa sul tema dell’assenza. In questo caso, il punto di partenza è stato un esempio virtuoso: la scelta di archiviare e conservare fin dal principio materiali, documenti e testimonianze legati alla storia del marchio. Questa attenzione precoce alla memoria ha permesso di costruire un patrimonio solido, capace di raccontare l’identità dell’azienda, il suo legame con Firenze e la sua tradizione artigianale.

Per Il Bisonte, dunque, “quello che non c’è” non coincide tanto con una perdita, quanto con una possibilità: il museo che verrà. L’archivio diventa il fondamento di un progetto futuro, un patrimonio già esistente ma ancora in attesa di essere trasformato in racconto espositivo. In questa prospettiva, conservare significa preparare il terreno per nuove forme di condivisione, rendendo accessibili non solo gli oggetti e i documenti, ma anche i valori, i processi e le competenze che hanno dato forma alla storia del brand.

Con Silvia Bartoloni, il tema è stato affrontato a partire dal patrimonio storico de La Marzocco e dal ruolo che un archivio può avere all’interno di un’azienda. Conservare, infatti, non basta: perché un archivio sia davvero materia viva, deve diventare un patrimonio vissuto, accessibile e utilizzabile da chi lavora ogni giorno in azienda. Deve poter generare connessioni, offrire strumenti, diventare ispirazione e occasione di ricerca.

È quanto accade con Officine Fratelli Bambi, il laboratorio di customizzazione de La Marzocco, che utilizza l’archivio aziendale come una delle fonti di ispirazione per la creazione di nuovi modelli. Fotografie, documenti, dettagli estetici e tracce del passato diventano materiali da rileggere e reinterpretare, entrando in dialogo con altre suggestioni e con le competenze contemporanee degli artigiani.

Il lavoro di Officine Fratelli Bambi, tuttavia, non si esaurisce nella realizzazione di nuove macchine. Accanto alla creazione, c’è un’attività altrettanto importante di osservazione, documentazione e trasmissione delle tecniche nate e utilizzate per dare forma a questi pezzi unici. È qui che il tema di “Quello che non c’è” assume un significato particolarmente concreto per La Marzocco: ciò che mancava era proprio la documentazione di una maestria artigiana fatta di gesti, strumenti, prove, sensibilità manuale e soluzioni tecniche spesso tramandate più attraverso l’esperienza che attraverso fonti scritte.

Alcune di queste conoscenze erano andate perdute, altre sono state re-imparate attraverso la pratica e la sperimentazione. Oggi, però, vengono anche riconosciute, raccolte e conservate, affinché possano essere tramandate alle future generazioni di artigiani. In questo senso, l’archivio non è solo un luogo in cui custodire il passato, ma uno strumento capace di alimentare il presente e costruire continuità per il futuro.

La serata è stata anche l’occasione per inaugurare la mostra “Tenere Traccia. Le pratiche ritrovate di Officine Fratelli Bambi”, un percorso espositivo dedicato alla conoscenza riacquisita dalle Officine Fratelli Bambi, il laboratorio di customizzazione de La Marzocco.

La mostra nasce dal desiderio di riportare alla luce alcune tecniche artigianali utilizzate in passato e oggi recuperate, reinterpretate e documentate. Al centro del percorso c’è proprio l’idea di “tenere traccia”: rendere visibile un sapere che non sempre si conserva nei documenti, perché vive nei gesti, nell’esperienza, nell’osservazione dei materiali e nella ripetizione quotidiana di pratiche manuali.

In questo senso, “Quello che non c’è” diventa anche ciò che deve essere cercato, riconosciuto e ricostruito. Le pratiche artigianali non documentate non sono semplicemente assenti: possono essere ritrovate attraverso il lavoro di ricerca, la sperimentazione e il confronto con chi ancora custodisce quel sapere. Officine Fratelli Bambi diventa così il luogo in cui la memoria del fare incontra il presente, trasformandosi in conoscenza condivisa e trasmissibile.

Con questa apertura straordinaria, Accademia del Caffè Espresso ha contribuito al programma de La Notte degli Archivi proponendo una riflessione sul ruolo dell’archivio come spazio vivo, capace di accogliere non solo ciò che è stato conservato, ma anche ciò che manca e che, proprio per questo, continua a generare domande.

In un luogo nato per custodire e condividere la cultura del caffè espresso, la serata ha ricordato che ogni archivio racconta non solo ciò che c’è, ma anche ciò che resta da cercare, interpretare e riportare alla luce.

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